romoli e remo

Leggende e Misteri che vi faranno vedere Roma sotto un altro aspetto


Tutte le leggende, seppur fantasiose, presentano sempre elementi reali talvolta anche inquietanti. Per quanto siano spaventosi o misteriosi, questi racconti popolari vengono tramandati di generazione in generazione dando vita ad un vero e proprio mito.

Roma, è una delle città italiane più ricche di storia e i suoi monumenti spesso fanno da ambientazione a queste storie. Quindi, ecco a voi alcune leggende e misteri che vi faranno vedere Roma sotto un altro aspetto.

Romolo e Remo

romoli e remo

La leggenda più famosa della capitale romana è certamente quella di Romolo e Remo e della sua fondazione. Esistono svariate versioni di questa storia ma la più raccontata è quella in cui due fratelli, Numitore ed Amulio, si disputarono il trono dell’antica città laziale di Albalonga. Nel momento in cui Amulio riuscì ad appropriarsi del potere e scacciare il fratello, obbligò Rea Silvia, la figlia di Numitore, a diventare una sacerdotessa vestale, costringendola alla castità in modo da evitare che la ragazza potesse generare eredi rivali al suo trono. Tuttavia, il Dio Marte, vedendo la sacerdotessa , si invaghì pazzamente di lei e contro la sua volontà, la prese con la forza in un bosco sacro. Da quella violenza nacquero, nove mesi dopo, Romolo e Remo. Lo zio Amulio, scoprendo il fattaccio, condannò a morte Rea Silvia e ordinò ad uno schiavo di uccidere i neonati. Lo schiavo, però, non avendo la forza di compiere un simile assassinio, nascose i due gemelli in una cesta e li affidò alle acque del Tevere. La cesta si incagliò sulla riva della palude del Velabro, nei pressi del Colle Palatino, dove una lupa, scesa al fiume per abbeverarsi, richiamata dal pianto dei due bambini, li portò via dalla sponda e si prese cura di loro, riscaldandoli e allattandoli. Non molto tempo dopo i due pargoli  furono trovati da un pastore, Faustolo, il quale scelse di crescerli come figli propri facendogli conoscere la verità solo da grandi. I due fratelli, crescendo e venuti a sapere la loro vera storia, decisero di vendicarsi contro Amulio, tanto è vero che venne ucciso senza indugio dai due gemelli che consegnarono a Numitore il trono di Albalonga. In compenso Romolo e Remo ebbero il permesso di poter fondare una nuova città sulle famose rive in cui vennero trovati da neonati, ma ben presto nacque tra loro il problema di chi dovesse regnare questa nuova città. In seguito a  causa di numerose gelosie e diverbi, tra i due scoppiò una violente lite che finì con Remo assassinato per mano di colui che diventerà il primo re di Roma.

Colosseo

colosseo roma

Nell’antica Roma il suo nome era Anfiteatro Flavio, in nome dell’imperatore Vespasiano e della sua dinastia Flavia, ma solo nel Medioevo questo monumento prese l’appellativo di Colosseo. Un nome che è tutto un mistero poiché non vi è certezza del perché si diffuse questo “nomignolo” . Si ipotizza che questo nome si sparse tra il popolo utilizzando l’appellativo “colosseum” (colossale) per descrivere l’immenso edificio, come simbolo della città. Un’altra teoria, anzi la più avvalorata, è che si chiami così, perché fu costruito a pochi passi dal “colosso” di Nerone, una gigantesca statua di 30 metri che il folle imperatore aveva fatto erigere a suo nome. Ma c’è una leggenda, la più inquietante che viene narrata anche da Benvenuto Cellini in un suo racconto, secondo la quale il Colosseo sia stato un tempio dimorato da demoni, in cui i depositari di questo sacrario alla conclusione dei riti solevano rivolgere ai seguaci la domanda: “Colis Eum?” (Adori lui?) alludendo al diavolo e proprio da ciò discenderebbe il nome di “Coliseum”.

Bocca della Verità

bocca della verità roma

Ci sarà pure un motivo se i turisti fanno ore di fila per mettere la loro mano nella Bocca della Verità! Ebbene, la notorietà di questo monumento, sta tutta nella leggenda che la accompagna da secoli. Nel medioevo, si pensava che la “Bocca della Verità” fosse in grado di svelare i bugiardi. Alla persona accusata veniva fatta infilare la mano nella bocca del mascherone e se l’individuo  avesse decretato il falso la sua mano sarebbe stata mozzata di netto. In verità, se l’arto veniva realmente “mangiato” era perché dietro al mascherone vi era un vero e proprio boia che tagliava la mano di colui o colei che si credeva fosse colpevole di un reato o di un adulterio.  E pensare che questo mascherone nell’antica Roma non era nient’altro che un semplice tombino che risucchiava l’acqua piovana! Eppure, ancora oggi, quando si infila la mano nella bocca della verità non si può far a meno di titubare innanzi ad essa per paura che venga mangiata.

Isola Tiberina

isola tiberina roma

Lo sapevate che l’Isola Tiberina, in realtà, è un’isola creata artificialmente dagli antichi Romani come luogo che permettesse di attraversare il fiume Tevere? Si? E vi siete mai accorti che la forma dell’isola ricorda quella di una nave? No??? Non vi preoccupate, questo fatto non lo nota mai nessuno, talvolta non lo sanno nemmeno i  romani stessi. La storia risale al 293 a.C. quando Roma venne colpita da una grave epidemia, talmente preoccupante da portare il Senato a voler erigere un tempio dedicato a Esculapio, il Dio greco della Medicina. Avendo necessità di una statua del Dio da mettere nel loro sacrario, i Romani decisero di fare rotta in Grecia, con esattezza a Epidauro, città dedicata a Esculapio, in modo da rimediare una sua effigie.  E da qui inizia la leggenda: secondo i racconti, durante il cerimoniale che avveniva all’interno del tempio greco dedicato al Dio, un grosso serpente  uscì, andandosi a nascondere nella galea romana.  I romani, vedendo nel rettile un segno divino, (giacché è anche l’animale simbolo del Dio Esculapio) decisero di far ritorno anticipatamente a Roma. Proprio quando erano nei pressi della città e stavano risalendo il fiume, all’improvviso il grosso serpente saltò dalla nave e si nascose sull’isolotto tiberiano. Vedendoci ,anche in questo fatto, un altro segnale di buon auspicio, i Romani decretarono che, oltre a far innalzare il tempio di Esculapio, l’isola dovesse diventare, una piccolo sito dedicato alla pratica della medicina, dandole una vera e propria struttura a nave così che simboleggiasse e celebrasse la famosa imbarcazione che fece ritorno da Epidauro con il serpente. Che sia vera o no questa storia non è dato a noi saperlo, ma è constatato che esistono numerosi reperti e antiche mappe che raffigurano l’isola Tiberina  come un enorme nave.

Il fantasma di Castel Sant’Angelo

beatrice cenci

Vi avverto fin da subito: questa che state leggendo è una storia triste ed è legata alla figura di Beatrice Cenci e al suo leggendario fantasma che si manifesta dal 1599 a Castel Sant’ Angelo nella notte tra il 10 e l’11 settembre. La giovane nobildonna romana, fin dall’infanzia, fu maltrattata e violentata dal padre, Francesco Cenci, un uomo riconosciuto da sempre dalla società per la sua depravazione ed aggressività. Beatrice, esasperata di essere seviziata continuamente dal padre, dopo aver scritto un’ epistola a papa Clemente VIII per renderlo partecipe di cosa accade nella dimora Cenci, ideò l’omicidio del padre con l’aiuto della matrigna e dei suoi due fratelli Giacomo e Bernardo.  Dopo due tentativi di omicidio falliti, dapprima con il veleno e poi con una falsa imboscata con dei briganti, finalmente Beatrice ebbe la sua vendetta, poiché il fratello Giacomo, uccise il padre mentre dormiva, colpendolo al cranio e alla gola con un chiodo. Con la complicità della sorella e della matrigna, cercarono di farla sembrare una morte emorragica dovuta ad una caduta accidentale, ma i dottori, esaminando il corpo dell’uomo, capirono immediatamente che si trattava di un omicidio. In seguito, i cospiratori vennero imprigionati e dopo innumerevoli torture, Beatrice, la matrigna e il fratello Giacomo, ammisero il delitto e furono condannati a morte. Bernardo, invece, pur sapendo dell’assassinio venne risparmiato per la sua giovane età (18 anni). Seppur il popolo insorse alla sentenza, poiché conoscevano le indecorose azioni di Francesco Cenci sulla figlia, all’alba dell’11 settembre 1599, davanti Castel Sant’ Angelo,  Beatrice e la sua  matrigna furono decapitate mediante spada, mentre Giacomo fu seviziato e infine squartato. Da quel giorno la storia di Beatrice Cenci venne tramandata di generazione in generazione, tanto da crearne una figura eroica. La leggenda narra che la sua anima non ha mai trovato pace e che il suo fantasma si aggiri ancora per Castel Sant’Angelo, ma che appaia solo la notte in cui ricorre la sua ingiusta morte.

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